martedì 14 ottobre 2008

Lezioni di welfare state

Questa storia non viene dall'Inghilterra, ma dalla Germania. E' una specie di risposta figurata rispetto a quello che mi ha detto la mia coinquilina tedesca stasera. Lei, figlia di un medico, è venuta a studiare in UK perché suo padre le ha detto che la Germania sta diventando un "paese socialista".

Beh, per fortuna dei tedeschi, verrebbe da aggiungere.

In Germania, quest'estate, ho abitato per quattro mesi in uno studentato di circa 30 persone. Tra i vari coinquilini, ce n'era un po' particolare, Markus. Markus non è uno studente, ha 35 anni, un diploma di scuola superiore come impiegato commerciale. Non è una persona particolarmente intelligente, è un po' aggressivo, ha un forte spirito patriottico ed è un grande amante della birra. Ma queste tendenze si manifestano, in modo innocuo, solo durante le partite di calcio.

Dopo aver lavorato qualche anno, 3 anni fa Markus è rimasto disoccupato, e da allora non ha più fatto nulla. Lo stato tedesco gli passa un sussidio di disoccupazione di 800 euro al mese, con cui si paga l'affitto e riesce a mantenersi. Ha persino una macchina, che usa poco, ma in caso di necessità funziona. Markus è ben integrato nella comunità studentesca, di fatto non fa nulla (diserta sistematicamente i corsi di formazione professionale offerti dal governo tedesco), ma è tranquillo, e abbastanza contento di come vanno le cose.

Allo stato attuale, Markus è una persona assolutamente inoffensiva. Ma cosa succederebbe se non ricevesse più questo sussidio "da paese socialista"? Se non potesse più vivere integrato in un contesto sociale "normale"? Alcolismo, violenza e radicalismo di destra sarebbero probabilmente dietro l'angolo. In giro ci sarebbe una persona contenta in meno. E una persona potenzialmente pericolosa in più.

Mi dispiace per gli inglesi (che vantano il tasso di criminalità violenta più alto del mondo occidentale, superiore anche a quello degli Stati Uniti), ma io preferisco il Welfare State "socialista" del continente.

5 commenti:

doc ha detto...

in effetti il ragionamento fila e l'analogia finale ha richiamato alla mia mente alcune scene di arancia meccanica...

Britannia Britannia, Britannia rules the waves...

ciao,
r.

alessio ha detto...

hai ragione Leo
il problema è che qui in Italia paghiamo gli errori di decenni di sprechi e con un debito pubblico come il nostro ci ritroviamo a vedere le briciole di quella che dovrebbe essere l'ossatura solida di uno stato moderno(il welfare)

considera poi che probabilmente in Danimarca(uno dei pochi paesi che ha contrastato con successo la spinta disgregatrice della globalizzazione nel campo lavorativo) la "Flexescurity" avrebbe posto Marcus di fronte a due strade: riqualificarsi e comiciargli ad offrire(lo Stato,non le varie agenzie di collocamento mantello della precarietà) una serie di lavori, o bloccare i sussidi....

da noi niente di tutto questo: studenti e pensionati dell'ex ceto medio sembrano dimenticati dalle politiche di welfare, in compenso se Aziz (nome di fantasia) vuole portare suo padre Azuz(altro nome di fantasia)in Italia, a quest'ultimo viene garantita una piccola pensione,oltre ai ticket sanitari gratuiti...
per questo Stato gli studenti sono "troppo ricchi" e quindi devono pagare le tasse...

L'Eretico Rosso ha detto...

secondo me il problema non è tanto quello di Aziz/Azuz, nel senso che se Aziz viene a lavorare in Italia e paga le tasse (a differenza del lavoratore autonomo italiano "medio") è giusto che gli vengano garantite delle prestazioni welfaristiche adeguate.

piuttosto punterei il dito sulla questione del debito pubblico: perché sino ad oggi è stata sbandierata come la motivazione principe dei tagli alla Pubblica Amministrazione, mentre con lo scoppio della crisi finanziaria tutto ad un tratto i dettami neoliberisti sono stati accantonati e si sono date coperture mostruose ad investimenti di carattere speculativo?

la collettività dovrebbe prendersi carico delle esigenze fondamentali dei cittadini (sanità e istruzione), non delle speculazioni dei finanzieri d'assalto (e di chi, consapevole o no, gli ha messo in mano il proprio denaro).

alessio ha detto...

giusto Leo, ma il problema è che i diritti della cittadinanza vengono lesi sempre in misura maggiore...
sono rimasto basito quando da uno peseudo difensore del liberismo estremo(sappiamo di chi sto parlando) ho sentito parlare di "aiuti di stato"...ma come...non doveva essere il dogma infallibile del libero mercato a risolvere tutto e a riequilibrare quello che hanno devastato alcune iene per una ventina di anni?
però poi mi chiedo...ai piani alti durante questi anni non si è opposto nessuno a questo processo di erosione....
altro punto:sembra di vedere quasi un gioco,nel senso che l'imperativo sembra essere diventato il taglio alla p.a. e comunque in tutti i settori dove in qualche modo c'è la partecipazione dello stato:questo perchè si pensa che così facendo, si risolleva la situazione...ma dove...
distogliendo l'attenzione da quello che è il problema fondamentale:il pil che non si muove(crescere è una parolona di questi tempi)
al di la' del concetto di crescita sostenibile o no, se il tuo pil cresce facciamo un esempio, del 4% l'anno, puoi tranquillamente permetterti di allargare il welfare e "concederti" "sprechi"
se non cresce ovvio che i primi settori penalizzati sono questi.ma dopo aver fatto ciò, cosa pensano? che tutta l'economia si rimette in moto miracolosamente?come hai già scritto tu Leo, anche secondo me bisognerebbe invertire radicalmente rotta, attraverso una partecipazione veramente moderna dello stato, un modello sociale simile a quello dei paesi scandinavi per intenderci...

L'Eretico Rosso ha detto...

sono d'accordissimo, Alessio.

aggiungo anche che il Pil non andrebbe preso come la Bibbia (o andrebbe preso come la Bibbia, nei termini in cui la posso prendere io, se mi passi la battuta): nel senso che è un indicatore generale, che poco ci dice su fattori quali la distribuzione interna della ricchezza, la salute dei cittadini, il livello di istruzione e più in generale di benessere diffuso.

non a caso negli USA il PIL è molto elevato, ma la speranza di vita media decisamente più bassa che in Italia (e persino in leggero calo, se non ricordo male)...