venerdì 17 ottobre 2008

Statalismo alla Berlusconi

Ieri il nostro (vostro?) Presidente del consiglio ha annunciato che varerà un programma di interventi statali nell'economia. Il progetto è quello di attingere ai soldi dell'Unione Europea per lanciare un ampio programma di investimenti nelle infrastrutture (si parla di 30-40 miliardi di euro). Inoltre, è stata lanciata l'idea di un sostegno pubblico all'industria automobilistica. Tutto questo dovrebbe essere finalizzato, secondo le versioni ufficiali di Berlusconi e del suo fido Tremonti, a sostenere la domanda (vale a dire, in sostanza, a pompare più soldi nell'economia reale per sostenere i consumi). Ci sono seri dubbi sul fatto che le cose andranno davvero così.

Anzitutto, va sottolineato che a questa politica se ne accompagna un'altra di forti tagli alla Pubblica Amministrazione: scuola, università, sanità, uffici pubblici, etc. Va considerato che le centinaia di migliaia, milioni di persone che lavorano in questi enti (maestre, professori, impiegati, medici, infermieri, poliziotti) rappresentano quello che viene tradizionalmente considerato il "ceto medio", vale a dire la "classe" dei "consumatori" per eccellenza. Penalizzare queste categorie sociali (sia in termini di retribuzioni, che di posti di lavoro) significa fare esattamente il contrario di quanto dice Berlusconi: vale a dire, comprimere la domanda, perché si avranno centinaia di migliaia di persone meno propense al consumo. Inoltre, il peggioramento di qualità dei servizi che ne deriverà comporterà costi sociali molto alti per l'intera popolazione. Peggioramento di qualità che non è valutabile in termini strettamente economici (non solo, almeno: perché penso che ci saranno senz'altro ricadute in termine di "tasse indirette", quelle che colpiscono nel mucchio, come quelle universitarie o i ticket sanitari), ma contribuisce senz'altro a un deteriorarmento della società nel suo complesso, portando a un incremento delle diesguaglianze.

A chi andranno invece i soldi degli investimenti nelle infrastrutture e nell'auto? Agli operai? E' legittimo dubitarne. Dato che il principio che è stato proposto è quello di fare investimenti dando le "grandi opere" in gestione ai vari "palazzinari" di turno (presumo possibilmente vicini al governo), chi ne trarrà beneficio saranno soprattutto questi ultimi, in termini di redditi privati. A questo si aggiunge che il piano lanciato dai governi europei per il salvataggio delle banche, non prevedendo alcuna forma di controllo pubblico sulle stesse, si risolve in un maxiregalo di denaro pubblico ai privati, ispirato al principio più scellerato: "socializzare le perdite, privatizzare i profitti". Insomma, la collettività intera pagherà gli squaletti (palazzinari e finanzieri) del capitalismo italiano.

Proprio ieri è uscita notizia che negli ultimi 30 anni in Italia la quota del PIL rappresentata dagli stipendi è calata del 13% tra 1979 e 2007. Gli stipendi reali sono diminuiti del 18% (di un quinto) tra il 1988 e il 2006. Un trend paragonabile a quello di altre società "selvaggie" come quella statunitense o quella britannica (del cui degrado sociale mi accorgo sempre più ogni giorno che passa).

La strategia del governo è chiara: deviare l'attenzione dalle questioni sociali a quelle razziali, facendo credere a tutti che la vera causa di questo degrado sono gli immigrati (da rinchiudere in scuole apposite). E "la gente" (termine inquietante), ovviamente, ci crede.

A questo va aggiunto il disastro ambientale che incombe (al Polo quest'anno le temperature autunnali sono di circa 5 gradi superiore alla media), e che ricadrà interamente sulle spalle dei derelitti della terra (africani in primis).

Insomma, sembra che stiamo andando verso un mondo sempre più ingiusto, diviso, e violento.

Una via di uscita potrebbe esserci: lanciare un programma globale di investimenti pubblici a sostegno dell'industria verde (qualcosa di simile è già stato presentato qui in Gran Bretagna), una sorta di neokeynesismo ambientale che potrebbe servire da rimedio sia alle catastrofi naturali che a quelle sociali che incombono su tutti noi.

In Italia ridurre le emissioni di CO2 secondo quanto previsto dal protocollo di Kyoto costerebbe (nel peggiore dei casi) 18 miliardi di euro all'anno, vale a dire la metà dei soldi che Tremonti e Berlusconi vorrebbero investire per le loro "grandi opere". Ovviamente quei 18 miliardi di euro non sarebbero soldi buttati al vento, ma investiti in lavori di trasformazione degli impianti industriali che potrebbero (davvero) sostenere la domanda, favorendo la creazione di posti di lavoro nuovi e ambientalmente sostenibili. Ma questo Berlusconi, troppo impegnato a pensare ai suoi affari e alla Carfagna, penso che non sia proprio in grado di capirlo. Secondo me non è solo che vuole (perché è contro i suoi interessi), è che proprio non ce la fa. Mi sa che ha guardato troppo "Lucignolo"...

4 commenti:

Unknown ha detto...

Mi ricollego all'ultimo commento sul Ragazzo africano, ma posto qui per avere maggiore visibilità...ok, però mi sembra che uno dei problemi di fondo - non a stretto giro di elezioni, cioè - delle sinistre occidentali sia proprio quello di stronare la dissonanza fra Uguaglianza e Cittadinanza, che faranno anche rima ma si declinano sempre peggio insieme...la difficoltà è cioè quella di allestire una credibile critica dell'esistente, appunto "da sinistra",continuando però a usare la semantica della cittadinanza, ovvero i confini sicuri e confortevoli dello Stato-(più o meno)nazione...ancora più chiaramente: essere credibili nel difendere il ceto medio, o l'università pubblica, di fronte a una platea globale che consta di centinaia di milioni di poveri VERI...
questione tecnica: il Pooka mi ha chiesto info sul tuo blog, posso farlo accedere? cheddevofà? saluti a tutti

L'Eretico Rosso ha detto...

Sono d'accordo.

Secondo me lo Stato-nazione (e il concetto di cittadinanza ad esso connesso) non ha più ragione di esistere, nella forma attuale, essendo del tutto incapace di fornire della risposte adeguate alle trasformazioni in corso.

Per il Pooka, mandami l'email. gli spedisco un invito.

matteo ha detto...

invito ricevuto, comincio a leggere,
saluti.

alessio ha detto...

secondo me sarà anche un argomento detto e ridetto ma la sinistra ha perso clamorosamente e adesso quelli per quindici anni non li toglie nessuno...in Italia non ci sono nomi all'altezza rispetto agli altri Leftist Party europei...e ovviamente chi ci sgazza in questa situazione non potevano che essere loro...guardiamo ad esempio questi giorni,le proteste contro il DL 133/08...flebili...a partecipazione relativamente ridotta(non ci facciamo intenerire dai tg...a siena Roma e Firenze le ho viste direttamente)
fossimo stati in Francia avrebbbero bloccato tutto...nella nostra italietta invece...e poi i risultati eccoli....
ps: ovviamente aanche questa volta grande presenza dei sindacati...non so come facciano ancora a non vergognarsi....