Questa sarebbe, secondo il vicedirettore generale della Banca d'Italia Ignazio Visco (che non ha nulla a che vedere con l'ex diessino Vincenzo Visco), la ricetta indispensabile per garantire la tenuta del sistema economico italiano nei prossimi anni. Le dinamiche demografiche (in particolare, l'invecchiamento della popolazione) imporrebbero un incremento della produttività realizzato, banalmente, attraverso un maggiore sfruttamento della forza lavoro. Curioso che Visco sostenga che l'obiettivo di questo aumento del carico di lavoro individuale sarebbe finalizzato al "mantenimento e l'espansione del livello di vita raggiunto nel nostro paese". Vale a dire: per garantire un maggior benessere, è necessario che le condizioni di lavoro peggiorino. Logico, no?
Che questo punto di vista venga espresso da un alto funzionario della Banca d'Italia, con uno stipendio presumibilmente a diversi zeri, non deve stupire. Senz'altro a gente così non dispiace affatto la prospettiva di poter continuare a mantenere intatto il proprio reddito, e la propria condizione di potere, sino al capezzale. Sarebbe interessante che Visco andasse a spiegare questa sua prospettiva a un metalmeccanico cinquantenne, o a un lavoratore di call-center precario trentenne, sicuramente lavori gratificanti (e affatto logoranti) come il suo.
Inoltre, è singolare come si continui ad ignorare che un requilibrio della struttura per età della popolazione sarebbe possibile. Basterebbe una politica migratoria più aperta e introdurre una serie di misure di sostegno alla natalità più intelligenti (anzi, meno stupide) di quelle attuali.
In questo, qui in Inghilterra sono assai più avanti: basti pensare che un recente studio di Eurostat ha messo in evidenza come la Gran Bretagna sia il paese del continente destinato al migliore trend demografico, aumentando la propria popolazione dai 61 milioni attuali a ben 77 entro il 2060. Un'ottima performance, dovuta prevalentemente al contributo degli immigrati pachistani e indiani (che non vengono qui solo ad aprire negozietti o ristoranti, ma anche a fare gli ingegneri informatici, come ho scritto sotto riguardo alla mia amica dello Sri Lanka).
Anche la Francia dovrebbe vedere la propria popolazione aumentare in misura sostanziale, passando di qui al 2060 da 60 a 72 milioni di abitanti. In questo caso giocano un ruolo positivo soprattutto le ottime misure pronataliste transalpine (che non hanno nulla a che fare con i mitici 1.000 euro per bimbo introdotti dal governo Berlusconi II).
Tra l'altro, è singolare come sia in Francia sia in Inghilterra questa situazione oggettivamente migliore NON abbia impedito l'affermarsi di correnti di pensiero economicistiche alla Visco. L'aumento dell'età pensionabile e dell'orario di lavoro è un fenomeno generalizzato in tutto il mondo occidentale sin dagli anni '70 (nonostante il buon Jospin in Francia avesse introdotto le 35 ore di lavoro). Ma allora, non sarà che dietro questa analisi "tecniche" si nasconde dell'IDEOLOGIA, la solita, trita, FALLIMENTARE idologia neoliberista? Quell'ideologia neoliberista che porta alla creazione di posti di lavoro o da "sottoproletariato postindustriale" (call-center e McDonald's) o fittizi, tipo quelli nel settore bancario/finanziario (in questi mesi è venuto fuori come funzionava la finanza mondiale: una specie di maxicatena di Sant'Antonio in cui si mettevano in circolazione crediti inesigibili).
Ci vuole un cambiamento di paradigma, bisogna tornare a dare maggiore attenzione alla giustizia sociale e al rispetto degli individui come lavoratori. Altrimenti, il rischio di una deriva delle società occidentali verso un modello di tipo marxiano, con una elites relativamente ristretta di "capitalisti" e una gran massa di proletari diseredati, è molto ampio.
Chiudo citando il sociologo francese Emmanuel Todd:
"Dobbiamo smettere di ragionare in bianco e nero, non si può non essere preoccupati da quanto vediamo. Un collasso delle banche o della produzione, con la conseguente disoccupazione, sarebbe tremendo, ma non sarei certo contento da un ritorno al business as usual. Uscire da questa situazione per me significa andare verso più equità e più redistribuzione della ricchezza. Questa, come ogni crisi, può essere terribile oppure un passaggio necessario verso la scoperta della soluzione: è allo stesso tempo piena di pericoli e opportunità."
(fonte: Repubblica.it; http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/spettacoli_e_cultura/todd-intervista/todd-intervista/todd-intervista.html)
sabato 25 ottobre 2008
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