giovedì 9 ottobre 2008

Welcome to the University of Reading

Uno degli aspetti che più mi ha colpito in questi giorni è la diversa organizzazione del sistema universitario inglese.

Per prima cosa, qui il rapporto con i professori è diverso che in Italia. I prof, che (udite udite) sono anche responsabili di questioni amministrative, sono meno autoritari che da noi. Inoltre, concepiscono il proprio ruolo anche come una forma di servizio nei confronti dello studente, la qual cosa rende di per sé il rapporto meno asimmetrico. Questa maggiore vicinanza prof-studente (che ovviamente è ancora più marcata nel caso di un PhD student), mi sta creando qualche difficoltà, perché io sono abituato a relazionarmi ai prof. italiani. Per esempio, l'altro giorno, durante una sessione introduttiva al dottorato, un professore ha raccontato di essersi sentito molto frustrato perché una sua dottoranda continuava a chiamarlo prof. Hobsbawm anziché per nome (ovviamente lui non si chiama Hobsbawm ;) ). Io, però, al momento non me la sento di chiamare il mio supervisor per nome... non so, alla fine penso che mi adatterò a questo nuovo sistema.

Altro elemento che colpisce, è il desiderio di instillare nello studente un senso di appartenenza verso l'Università. Dal momento che questo viene fatto in modo informale (nessuno deve indossare toghe, né tantomeno cantare l'inno dell'Università tutte le mattine), lo considero un fatto positivo, anche perché si associa a una miriade di iniziative finalizzate a far conoscere da subito la "matricola" con altri studenti (o dottorandi, come nel mio caso) del primo anno. In questo modo, non c'è quel senso di "atomizzazione" che ho provato tante volte nei primi tempi Firenze, ma ci si sente da subito integrati nella comunità studentesca. Anche le strutture sono di ottimo livello, e essere "in campus" è una bella cosa, ci si trova in un ambiente piacevole.

Ovviamente, tutto ciò ha un prezzo. Vale a dire, diverse migliaia di sterline all'anno di tasse universitarie, se non si hanno borse. L'impressione è che questo generi un certo classismo, tant'è che a Reading c'è anche un'altra università, considerata "da poveri". Se si considera che le famiglie inglesi hanno un indebitamento medio assai elevato, ci si può rendere conto delle implicazioni di questo sistema (in genere lo studente prende un prestito per pagare le tasse universitarie, e quindi lo ripaga per diversi anni di vita lavorativa).

Inoltre, prevale uno spirito efficientista che risulta abbastanza sgradevole. Non si tratta solo delle lezioni di "time management" che ci hanno imposto come dottorandi del primo anno, e che sono state di fatto solo fonte di stress (se uno seguisse tutti i consigli "automanageriali" dati dal "coach" di turno, passerebbe la giornata a pianificare, senza fare altro - d'altra parte lui stesso ha raccontato di avere passato una volta due ore a scaricare la sua agenda dal pc al cellulare!). Più in generale, se costi e non "produci" (sull'uso e sul significato di questo termine si potrebbe stare molto a discutere), ti mandano a casa, come è successo all'intero dipartimento di fisica due anni fa.

E poi, last but not least, il grande magnate dell'Università (e Rettore, carica che qui ha valore simbolico): il classico self-made man, diventato ricco come editore di riviste per la vendita di auto, ovviamente schierato a fianco del partito conservatore. E indovinate un po' chi è il proprietario della squadra di calcio Reading FC...? :-)

1 commento:

Valentina ha detto...

Ci manca solo Berlusconi come MAGNIFICO rettore, e siamo apposto... Per quanto riguarda il rapporto con i docenti, posso dirti nel mio piccolo che comunque io ho visto notevolmente la differenza tra Firenze e Cesena; a Firenze l'idea di parlare ad un docente durante la lezione per dire la propria opinione era inconcepibile, mentre adesso il rapporto è molto più informale e prezioso: ci si confronta senza sentire eccessivamente l'autorità! Il Campus te lo invidio molto: credo sia una bellissima esperienza quella che stai facendo... e sono curiosa di sapere come vedono l'Italia e gli italiani gli altri ragazzi che sono con te!! Magari siamo noi troppo pessimisti, ma ne dubito..

Vale