In questi giorni il mio vicino di stanza africano ha dei problemi. Dei GROSSI problemi.
Questo "ragazzo" (ma in realtà, anche se non li dimostra, ha 40 anni) ha vissuto sino a poche settimane fa in un paese dell'Africa nera. Laureato in agricoltura, lavorava in una ditta che produce mangimi per animali. Non volendo restare nel suo paese (sostiene di non apprezzare l'eccessiva forza dei "family ties" tipica delle società africane), sin dal 1991 (!) ha iniziato a raccogliere soldi per potersi trasferire in Inghilterra a fare un master. Dati i suoi progetti di emigrazione, ha deciso di non sposarsi.
Dopo molti anni di vani tentativi, quest'anno è riuscito finalmente a ottenere un visto, e ha deciso di trasferirsi. Nel frattempo, è riuscito a mettere da parte abbastanza soldi da potersi pagare le tasse universitarie (15.000 sterline per un non-UE). La mia impressione è che non abbia valutato sino in fondo le implicazioni di questa scelta.
Per prima cosa, è evidente che ha dei grossi problemi di adattamento. Non sa usare internet. Non sa cosa sia una pizza. Non parla bene l'inglese. Non conosce nessuno, se non un suo ex amico d'infanzia (abitavano nella stessa casa) che adesso fa il medico in un'altra città dell'Inghilterra. Da subito, mi è sembrato in difficoltà. Tra l'altro, non aveva valutato bene i costi della vita qui. Quando si è reso conto di quanto avrebbe dovuto pagare di affitto, mi ha detto che si sarebbe cercato un lavoretto. Ma non basta...
Questa settimana dovevano arrivargli i soldi dal suo paese per pagare le tasse universitarie. I soldi non sono mai arrivati, e la persona a cui li aveva lasciati non si fa trovare. Il suo amico medico non ha al momento 15.000 sterline da prestargli. Nel frattempo, l'università lo ha convocato per chiarire la sua posizione (qui non ci vanno tanto di scartino, con le questioni finanziarie).
Cosa farà adesso, il ragazzo africano? Sembra disperato. Purtroppo, né io, né nessun altro può fare qualcosa per aiutarlo.
Qui, non ha una famiglia. Non ha amici. E, soprattutto, non ha soldi.
Mi chiedo cosa farei al posto suo. Spero che non faccia qualche cazzata. Nella sua situazione, sarebbe perfettamente comprensibile.
lunedì 13 ottobre 2008
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4 commenti:
cavolo, che brutta situazione Leo... Ha vissuto 40 anni con un obiettivo e adesso si vede sgretolare tutto... come sta reagendo a questa situazione? ti sembra rassegnato o pensa di potercela fare? Speriamo bene...
Vale
Vale, non so proprio come ne verrà fuori, sinceramente.
Sono qui con l'isa e il chiassa e quasta lettura ci ha gettato nell'amarezza...sul serio, siamo qui a cercare soluzioni più o meno probabili...Vagliate diverse ipotesi: colletta "che smuova le coscienze pietrificate" - ma ci vorrebbero contributi da 1000 sterline l'uno; ritorno temporaneo a casa - ma non può aspettare altri 17 anni; cominciare a lavorare in Inghilterra - ma ha già realizzato quanto sia alto il costo della vita...
Bò guarda, qui in Italia ci stiamo muovendo per scongiurare una deriva del genere...università-fondazioni e, in prospettiva, l'abolizione del valore legale del titolo di studio...
Ah, concludo con una postilla al post precedente: il Kerala, una regione dell'India, è stato negli anni '50 il primo e forse ancora oggi unico corpo politico in cui un partito comunista sia andato al potere per vie legali-pacifiche..
Mi fa davvero piacere sentirvi, Andrea, Isa e Chiassa. Volevo telefonare ad Andrea nel fine settimana, poi non ce l'ho fatta.
Io penso che, praticamente, la soluzione più ragionevole per lui sia quella di iniziare a lavorare. Non so come andranno le cose adesso che siamo in clima di crisi finanziaria, ma fino a poco tempo fa lavori da commesso, cameriere etc si trovavano con una certa facilità. E con i soldi del lavoro dovrebbe riuscire a sopravvivere senza troppi problemi.
Certo, la prospettiva universitaria in questo modo si allontanerebbe. Però potrebbe per lo meno essere sicuro di poter restare qui, e di non trovarsi nella merda fino al collo, tanto per dirla chiaramente.
Sull'amarezza, sono d'accordo. Diciamo che questa è una situazione in cui le diseguaglianze globali diventano palesi. Perchè il mio coinquilino, che è certamente una persona intelligente e per bene, si trova in questa situazione, e io, voi, abbiamo tutto quello che abbiamo? Penso che non sia un discorso da affrontare in termini morali (nessuno di noi è singolarmente responsabile per lui, credo), ma politici.
Ci vuole più redistribuzione, cioè in sintesi più socialismo. Anche guardandola in una egoistica prospettiva piccolo-borghese, questa è l'unica soluzione in grado di dare più sicurezza.
In assenza di ciò, è evidente che il rispetto di principi di fatto "ingiustificati" come quello di proprietà privata diventa difficile da imporre.
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