Oggi sono stato a Londra, alla British Library - più che una biblioteca, un'istituzione, un "luogo" affascinante.
In programma avevo un incontro - o meglio un "training" - aperto a tutti i dottorandi in storia contemporanea del paese. Oltre a dei laboratori tematici (per es. sulla storia orale, o sui manoscritti conservati nella BL), la giornata offriva l'occasione di conoscere altri studenti, per scambiarsi idee sui progetti in corso (quello che qui viene chiamato "networking"). Le sessioni a cui ho partecipato sono state decisamente interessanti, e ho avuto modo di incontrare persone che si occupano di temi simili al mio. Così ho scoperto che la BL ha digitalizzato e messo on-line, accessibile a tutti, una collezione di ben 48 quotidiani britannici dell'Ottocento. Oppure che la biblioteca conserva anche un'ampia serie di interviste e fonti per la storia orale, in parte ascoltabili direttamente dal catalogo. E poi ci hanno offerto caffé e biscotti. Insomma, una giornata "diversa" (negli ultimi tempi mi ero immerso nella ricerca per il PhD), spesa bene.
(per chi fosse interessato ad approfondire: http://www.bl.uk/ )
Mentre tornavo a casa, su uno degli ormai "classici" giornaletti della free-press ho avuto modo di leggere una notizia sconcertante: nell'ultima settimana in Inghilterra hanno perso il lavoro 20.000 persone. Sì, esatto: in una settimana. (http://itn.co.uk/news/a36b302a9f113e46f83b2f53e834aadd.html) Il clima qui è davvero pesante: basti pensare che alcune catene di grandi magazzini, come Marks and Spencer hanno lanciato campagne in stile saldi tutt'altro che natalizie, come un taglio del 20% dei prezzi su tutti i prodotti in determinati giorni. (http://www.reuters.com/article/rbssConsumerGoodsAndRetailNews/idUSLI50638220081119) Uscendo nei giorni di "tradizionale" shopping (sabato e domenica), in effetti, si vedono sempre tante persone in giro, ma decisamente poche buste/sacchetti etc. Il paese si prepara a una lunga fase di recessione - e io ci sono capitato proprio in mezzo!
In quest'atmosfera, non mi resta che riaffermare la mia speranza che questa crisi sia di lezione per il futuro, e che l'egemonia neoliberista ne esca definitivamente intaccata. Purtroppo, non sono sicuro che le cose andranno così. Tutti i governi stanno accantonando le vecchie politiche di taglio della spesa (in UK sta per essere varato un piano che prevede una riduzione del 15% dell'IVA, che avrà costi enormi per le casse statali), ma ho l'impressione che il modo in cui i soldi pubblici vengono usati sia quanto mai "privatistico". Non si va molto oltre il salvataggio delle imprese bancarie e finanziarie (ma presto anche di quelle industriali, penso) con denaro pubblico. Ci vorrebbe una visione diversa, strategica, neokeynesiana dell'economia. Non mi resta che sperare, appunto, nel Messia.
martedì 25 novembre 2008
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